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Rischio cyber e assicurazioni

Una notizia di oggi, segnalatami dal sempre attentissimo Nicola Del Ben, mi porta a riflettere ancora una volta sul ruolo delle assicurazioni come strumento per la gestione del rischio cyber. Negli ultimi anni ho visto un’evoluzione di approccio e di proposta passando da sterili questionari a veri e propri assessment in grado di dare una buona stima dei fattori di rischio in ambito sicurezza delle informazioni.

Non è questa la sede per parlare dell’efficacia del modello, anche perché servirebbe un dibattito con qualche decina di esperti in più settori. Il tema che porto all’attenzione è relativo alle parole di Mario Greco, AD di Zurich, che ritiene si stia andando verso uno scenario dove il rischio cyber non sarà assicurabile.

Pone inoltre l’attenzione su un’altra questione, ovvero sulla difficoltà di fare previsioni sulle conseguenze di un attacco, soprattutto in situazioni complesse che toccano servizi infrastrutturali o dati privati dei cittadini. Come discusso in molte occasioni anche con Andrea Dainese, il livello di pervasività tecnologica è così elevato da rendere effettivamente difficile fare previsioni su ciò che potrebbe accadere se venisse compromesso un sistema fondamentale per un’azienda, un’organizzazione o uno Stato.

Abbiamo delegato molto alla tecnologia e il concetto di security by design non è ancora permeato nella cultura di molte aziende produttrici, tanto meno nelle aziende utilizzatrici. Troppo spesso acquisiamo tecnologia che non abbiamo compreso, in alcuni casi anche il partner che ci sta proponendo una certa tecnologia non ne ha una completa padronanza. In altre parole stiamo costruendo sovrastruttura tecnologica che non governiamo ed è ovvio non riuscire a prevedere le conseguenze di un eventuale incident.

Gestire questa complessità richiede consapevolezza, la consapevolezza la otterremo a seguito di un percorso culturale fatto di studio, acquisizione di competenze, acquisizione di esperienze. Dobbiamo entrare nell’ordine di idee che la sicurezza informatica non si “compra” in senso stretto. E’ possibile comprare dei supporti (la tecnologia) e dei facilitatori (consulenti e partner esperti di sicurezza informatica).

Mia riflessione: lo strumento assicurativo, per quanto utile, non è la risposta alla prevenzione. Ha aiutato e può aiutare ad assorbile parte del rischio, ma il grosso del lavoro non è avere una buona polizza assicurativa (anche in virtù della previsione di Greco).

La gestione del rischio deve diventare un tema di strategia per aziende ed organizzazioni, non può restare una task list da dispacciare a diversi dipartimenti. Serve un filo conduttore a livello aziendale, una visione comune che tenga conto di cosa sia la cyber security e che utilizzi i mezzi a disposizione (tecnologia, competenze, assicurazioni, ecc.) come strumenti utili allo scopo e non come obiettivi.

Vi condivido il link all’articolo del FT: https://www.ft.com/content/63ea94fa-c6fc-449f-b2b8-ea29cc83637d